31 Maggio 2018

Kendrick Lamar ha vinto il Pulitzer.

Scritto ascoltando: ‘Til It’s Over di Anderson Park

Ripartiamo dal premio Pulitzer. È un premio statunitense, gestito dalla Columbia University di New York, dedicato al giornalismo, la letteratura e le composizioni musicali.

Il primo Pulitzer fu assegnato nel 1917, il primo riconoscimento musicale è del 1943 quando lo ricevette William Schumans per la Secular Cantata No 2. Dobbiamo aspettare 54 anni per vedere riconosciuto del merito fuori dalla musica classica europea, in particolare quando venne premiato Wynton Marsalis, appartenente al mondo jazz.

La vittoria di Lamar comincia a prendere una sfumatura più interessante, da alcuni paragonabile se non più importante del Nobel alla letteratura a Bob Dylan. Ma tornando ad oggi, chi è il vincitore? È un rapper statunitense, californiano. DAMN. è stato l’album hip-hop più venduto del 2017 e così, tra le altre cose, ha ricevuto sei MTV awards e cinque Grammy. Parlare di hip-hop è riduttivo però, non si tratta “solo” di tracce dalla strada, arrabbiate, nate dall’estrazione sociale bassa, ma di innovazione.

La cosa che mi piace di più di DAMN. è la piacevolezza nell’ascolto, in qualsiasi occasione non risulta mai sbagliato, è sempre interessante e incredibilmente piace un po’ a tutti. Probabilmente tranne a Donald Trump. Kendrick Lamar ha definito la sua elezione un “complete mindfuck” il che ha portato alcuni a voler evidenziare la scelta di assegnarli un Pulitzer come un messaggio politico.

Kendrick Lamar e Barack Obama

Probabile, forse più che altro possibile, ma la cosa che più mi affascina di questa premiazione è che anche ai piani più alti è diventato chiaro che qualcosa è cambiato. Il rap, l’hip-hop non sono più necessariamente produzioni dal basso, non c’è più bisogno di un ferro in mano per far parte di questo mondo. Involontariamente si sono elitariezzati? Forse ma non per forza. Le forme d’arte non sempre parlano di ciò che si conosce veramente. Si parla d’amore senza davvero provarlo, di mondi immaginari o reali senza doverne far parte. Il che non significa appropriazione culturale indebita, ci si può nascondere dietro il citazionismo o forse ammettere che oggi tutti possiamo parlare o raccontare.

Ed eccoci qui, posso scrivere con le mie treccine in testa e l’aria condizionata sparata in un tiepido maggio milanese di un afro-americano che mi piace molto.

“Scrivo da tutta la vita, per cui ricevere questo tipo di riconoscimento… È bellissimo!”

Allora a prescindere da Trump, dalle vendite, dal fatto che forse un Pulitzer postumo lo meriterebbe anche 2Pac, mi piace pensare che questo premio sia un inno alla passione, unico vero motore delle nostre esistenze. O per lo meno della mia.

14 Settembre 2015

L’opportunità di appassionarsi alle cose

Sabato, ore 18. Sono all'Esselunga di Viale Cassala che scelgo il cibo per il mio gatto. Mi giro per andare alla cassa e tra i libri vedo Sette brevi lezioni di fisica di Carlo Rovelli, edizione Adelphi che nella sua semplicità trovo meravigliosa.
È un libro che ho già sentito nominare così decido di acquistarlo e di cominciare a leggerlo un'oretta dopo mentre aspetto l'autobus, la circolare 90. Si parte da Einstein e dalla sua visione dello spazio, leggo il primo capitolo, chiudo e ricomincio. Rileggo, chiudo e ricomincio. È meraviglioso ma non capisco, in che senso lo spazio si piega? Mi incazzo perché cita Faraday, Maxwell, Gauss, nomi con i quali ho convissuto per anni durante le superiori ma che non mi dicono altro.
Ho chiuso il libro definitivamente per quella sera al terzo tentativo in quanto ero arrivata a destinazione, in quel momento ho sentito nascere nel cuore il mio primo vero grande rimorso. Quello di non aver capito prima la meraviglia di quello che mi stavano raccontando tra i banchi di scuola. Durante il liceo passavo molto tempo sui libri ma forse con l'intenzione sbagliata, quella di superare i test mensili e non di capire effettivamente quello che mi stavano dicendo. Non sono mai riuscita a fare una reazione chimica o un esercizio intero di fisica.
È così che solo qualche sera fa ho capito perché i docenti mi reputavano intelligente, studiavo, ma non prendevo mai voti incredibile. Non mi interessava.
Ora mi ritrovo con la rabbia di sapere di aver perso l'opportunità di conoscere molto di più la realtà che ci circonda, ma anche con la voglia di recuperare. Mi chiedo se abbia senso o sia interessante quello che vi sto raccontando così cerco di arrivare al punto: Appassionatevi alle cose, quello che ora vi sembrerà solo uno scoglio da superare è un'opportunità che avete di capire dove siamo, come ci siamo arrivati, dove andiamo. Di poter vivere una vita nella quale non siamo solo materia immersa, pezzettini che riempono un sistema, ma ragione d'essere.
Io ritorno a leggere e capire le cinque brevi lezioni che mi mancano cercando di non arrabbiarmi, a voi auguro un buon anno scolastico. Che sia appassionato e illuminante.

Let's have some fun together!

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