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24 febbraio 2017 - No Comments!

Manila – Milano in 60 ore

A young brand strategist with Ogilvy & Mather Philippines died last weekend after purportedly working overtime while suffering from pneumonia.
fonte: http://www.adweek.com/agencies/death-of-an-ogilvy-philippines-employee-sparks-renewed-debate-over-work-life-balance-at-agencies/


A young
. Un giovane.

I giovani che non sono abbastanza per tante cose (es. uno stipendio decente) ma abbastanza per la responsabilità di chiudere importanti documenti fino alle 4am.
Working overtime.

Suffering from pneumonia. La polmonite. 

In genere, la somministrazione di antibiotici per via orale e di semplici analgesici, un periodo di riposo e l'assunzione di fluidi, sono sufficienti per arrivare ad una completa guarigione.
fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Polmonite


Far parte del mondo della creatività fa sembrare i nostri lavori meno lavori(?).
Stare davanti ad un computer a scrivere documenti non è stancante quanto un altro lavoro, è un onore poter far parte dei creativi.

Ci sono volte in cui personalmente mi sento di entrare talmente tanto nel loop che arrivare il giorno dopo e dire "ieri notte alla fine ho finito presto, erano solo le 10.30" diventa un vanto. Un segno che allora si vale qualcosa. E se gli altri si reputano creativi staccando alle 18.30, allora non sono veri creativi.

Se non fai i weekend, non sacrifichi la famiglia, gli amici, le relazioni personali allora non puoi essere nessuno nel mondo della creatività.

Invece morire a 24 anni dopo 30 ore di creatività, questo si che ci rende veramente creativi.

Presumibilmente tutti siamo passati in agenzie con colleghi o superiori che la pensavano così, magari siamo arrivati noi stessi a pensarla così. Io sicuramente si, lo ammetto, ma fortunatamente non ho mai avuto la responsabilità su altri al di fuori di me.

Però mi sale l'incazzatura quando vedo chi quella responsabilità e la possibilità di mettere fine a quei turni così lunghi l'aveva ma ora mette le faccine tristi o arrabbiate sui vari post a riguardo che si stanno diffondendo nei gruppi del settore in questi giorni.

Specie quando ripenso alla risposta che mi diede dopo settimane da 50, 60 ore:

Se non riesci a fare questi orari alla tua età allora è meglio che vai a zappare la terra.

 


 

(EDIT: I apologize if I made it seem like his untimely passing was solely due to being overworked by an agency, which is not the case. The examples I cited above are experiences I or close friends of mine have gone through, being part of the industry in general.)

Jeff Stelton, Copy, ex collega di Mark David Dehesa.

fonte: https://www.facebook.com/jeffstelton/posts/10154785903550465?pnref=story

6 settembre 2016 - No Comments!

Il contesto che conta.

Continuo a scrivere pezzi su argomenti di cui non vorrei discutere. Dopo le Vertical Ambition ho pensato fosse necessario dare una mia posizione sul nuovo spot Kenzo diretto da Spike Jonze.

Più che di uno spot parliamo di un corto di quasi quattro minuti dove la protagonista è una giovane ragazza coinvolta in un ricevimento elegante, seduta al tavolo sorride ascoltando il discorso di un uomo, attorno tutte persone sulla mezza età, un bouquet di orchidee rosa come centro tavolo.

Con una scusa si alza dal suo posto ed esce dalla sala, ci mostra così il suo lungo vestito verde. Le manca l'aria, qualcosa non sta andando come deve, la musica sale ed è un'esplosione. Lo spirito della ragazza si fa reale e di prepotenza si impossessa del suo corpo muovendola in una coreografia attraverso diversi spazi, coinvolgendo cose e persone a tiro.

Gli specchi, il vetro e l'oro sono avvolgenti e creano lo scenario di un mondo al limite tra il reale e l'immaginario, alcuni giochi di riflessi portano il video a livelli quasi escheriani.

Il brano di Sem Spiegel è cucito sui movimenti della nostra protagonista, in un crescendo quasi continuo che la portano a lanciarsi attraverso un enorme occhio realizzato con fiori bianchi, blu e gialli.

I significati correlati a questo spot possono essere molteplici, da pubblicitaria il primo che per me è emerso è il senso di rottura con il tradizionale schema narrativo del mondo profumi che tende a ruotare sull'asse della sensualità. Dimentichiamo l'erotismo nei confronti della pazzia e creiamo una nuova promessa nei confronti del prodotto: il far uscire il proprio personale essere oltre degli schemi prefissati.

Come? Con un nuovo aroma. Personalmente me lo aspetto deciso, frizzante ed estremamente fiorito possibilmente con una vena leggermente dolce come un incontro tra le rose più profumate e il bergamotto più fresco, ma a riguardo non ho ancora avuto il piacere di testarlo.

Per certi versi nello stile è stato paragonato a Moschino dei primi anni 2000 e se nello stile appunto posso essere d'accordo, ritengo che in quel caso la rottura con la tematica erotica non sia assolutamente avvenuta. Anzi.

Il paragone che però più mi ha fatta agitare è stato quello con il videoclip Weapon Of Choice sempre di Spike Jonze per Fatboy Slim (2001).

Il video è effettivamente lo stesso, la coreografia è molto simile ma ci sono alcuni aspetti fondamentali che vanno presi in considerazione.

Fatboy Slim/Kenzo Perfume Ad Mashup from Whitespace Films, LLC on Vimeo.

 

Il contesto.

In questo ultimo caso stiamo parlando di videoclip musicali, nel primo di spot per profumi. Si tratta di contesti totalmente differenti, come anticipavo il mondo dei profumi nella comunicazione è parecchio rigido e con delle promesse molto simili tra loro, cosa totalmente diversa per il mondo della musica.

 

Il fine.

Non sempre è vero che il fine giustifica i mezzi, come anche che non sempre è solo importante che se ne parli. In questo caso però il caso Spike Jonze si auto copia ha fermentato la viralizzazione del video stesso e obbligato spesso le persone (ad esempio me) a crearsi una posizione quasi da dover difendere nella trincea delle discussioni tra colleghi e gli aperitivi dopo il lavoro.

 

La grande bellezza.

Evviva la resolution! Quanta gioia mi mette guardare il video di Kenzo in HD. È di un'estetica magica che ovviamente in Weapon Of Choice manca per mancanza di mezzi all'epoca.

So che può sembrare stupida come motivazione ma si restaurano libri e cartoni Disney, perché non rigirare in una chiave leggermente diversa uno spot?

 

Con queste motivazioni non voglio dire che i due filmati non siano diversi, ma hanno motivazioni di esistere entrambi per ragioni diverse (vendere, ingaggiare, posizionare).

Come sempre in questi casi solo una cosa ci dirà chi aveva ragione. Il tempo. E le vendite.

3 agosto 2016 - 1 comment.

Women don’t have the “vertical ambition” of men.

È del 29 luglio l'intervista di Businnes Insider UK a Kevin Roberts (presidente di Saatchi & Saatchi) in cui dichiara come da titolo che "le donne non hanno le 'ambizioni verticali' degli uomini". In pratica giustifica il fatto che su dieci direttori creativi solamente uno è donna con il fatto che il genere femminile non sia abbastanza ambizioso.

Questi sono i pezzi che non vorrei scrivere perché mi piace pensare di vivere un'epoca in cui non bisogna discutere sul perché e il come le donne siano ancora una specie protetta nel mondo del lavoro. Un mondo dove le quote rosa non esistono e non bisogna scendere in piazza per ribadire l'equità di genere ma ahimè trattengo la voglia di prendere a sberle le persone e vi spiego perché sarà difficile per me, art nata nel 1992, arrivare alla direzione creativa.
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Partiamo con le ragioni culturali.

A settembre compirò i miei primi 24 anni e da tre non ho una relazione stabile il che generalmente è considerato normale o non preoccupante ma che spesso deriva in discorsi che mirano alla responsabilità sociale di noi donne, alla necessità di trovarsi un compagno con cui costruire un qualcosa. In particolare una famiglia.

È difficile accettare che una donna possa voler mettere al primo posto la carriera invece che la costruzione di un nucleo anche perché la carriera si può sempre fare ma per trasmettere il proprio gene la natura fa il suo gioco e quindi bisogna cominciare a pensarci presto.

 

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Muoviamoci verso le ragioni politiche.

Attorno ai trent'anni i datori di lavoro matematicamente potendo scegliere tra un uomo e una donna con le stesse competenze sceglieranno un uomo. Il perché è ovvio. Il primo non avrà il diritto di assentarsi dal lavoro per dei mesi in caso di gravidanza e si sa che una donna attorno a quella età per le ragioni al punto primo, lo sfrutterà.

Nel particolare italiano (ma non solo) la mancanza di "ambizione verticale" è supportata da uno stato che non riconosce l'equità tra maternità e paternità. La volontà e necessità di rimanere a casa con il neo arrivato è quindi una priorità dedicata esclusivamente all'ambito femminile. Ipotizziamo invece un mondo nel quale la paternità equivalga alla maternità, immagino che oltre ad essere più adatto ad un bambino che è appena venuto al mondo permetterebbe una scelta più equa per il datore di lavoro che, giustamente, deve fare il tornaconto dell'azienda.

 

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Concludiamo sulle ragioni sociali.

Nella mia breve esperienza lavorativa mi sono accorta di quanto effettivamente lavoriamo in contesti patriarcali, dove capi e superiori sono quasi esclusivamente di sesso maschile. Fortunatamente non essendo in età a rischio ed essendo spesso etichettata come 'donna con i coglioni' non mi reputo vittima di discriminazione, mi sono anche resa conto però che uomini e donne sono diversi e spesso in maniera totalmente non voluta si creano dei veri e propri problemi di comunicazione e relazione.

Mi auguro che si tratti di abitudine, ma è più difficile creare rapporti personali e lavorativi con persone dell'altro sesso motivo per cui la parola di una donna rispetto a quella di un collega uomo viene capita con più difficoltà rispetto ad un ragionamento uomo-uomo e se da assioma i capi sono quasi esclusivamente uomini...

Capita perché è proprio più difficile capirsi. Tra uomo e donna sopratutto nel mondo del lavoro non esiste ancora ovunque quel feeling che ci può essere tra due uomini il che ci porta in una posizione svantaggiata.

Personalmente mi sono trovata in situazioni in cui i miei capi si sono meravigliati delle mie capacità di pensiero e che addirittura hanno avuto il piacere di farmelo sapere, probabilmente per la mia giovane età, probabilmente perché cerco di farmi spazio interlacciando rapporti di stima reciproca. Forse non la mossa più giusta ma quella che per ora mi sta portando più avanti.

Queste 600 parole per dire che se ci sono poche donne al potere probabilmente non è esclusivamente perché abbiamo poca "ambizione verticale" (ma solo a me fa pensare ad un'erezione?) ma anche perché viviamo in un contesto in cui l'ambizione talvolta non basta.


Dimenticavo, Kevin Roberts si è dimesso oggi. 

16 maggio 2016 - No Comments!

Volevo una bicicletta velocissima

Ciao, mi chiamo Giulia, ho 23 anni, una laurea con il massimo dei voti alle spalle e nessun riconoscimento vinto.

Faccio l'art director ma sono estremamente convinta che di art director migliori di me il mondo ne sia pieno allora urlo che vorrei fare la copy anche se cerco di non perdere le speranze nelle mie capacità (spero) in costante crescita.

Molti mesi fa mi è stata data un'opportunità, cominciare un percorso parallelo alla normale vita d'agenzia in un'accademia come docente, in particolare la stessa istituzione che mi ha istruita per tre anni a diventare l'art che ora sono.

Anche in questo caso non penso di essere la migliore docente che uno studente possa avere ma sicuramente ci ho messo tutto il mio impegno. Mesi passati a studiare testi tradizionali e manuali di comunicazione più classici per portare alle menti gentili che mi si pongono tuttora davanti ogni lunedì mattina il massimo della mia esperienza. Fino ad ora sta andando bene, imparo da loro almeno quanto io spero di insegnarli. I risultati dei primi esami mi fanno pensare che ciò sia mediamente vero.

Il senso di insoddisfazione generale è molto, non sono ancora riuscita a veder realizzarsi Il progetto. Ne ho avuto l'opportunità ma non sta andando come avrei immaginato nonostante attorno a me le persone sembrano serene. Ho provato l'Eurobest, i DMA, i Giovani Leoni ma a parte un argento alla seconda tra questa non sono riuscita a portare a casa un bel nulla. Forse la mia strada non è quella dell'art direction.

A volte penso di non capire le persone, o forse non capisco le giurie, o forse non sono solo capace, o ancora potrei solo essere troppo schematica, tabellare, cerco di mettere tutto in una griglia fino a quando come in un grande tetris le linee si dissolvono dando spazio ad altre gare, brief o re-work da parte di clienti scontenti.


Ciao, mi chiamo Giulia e da anni lotto tutti i giorni per dimostrare qualcosa a qualcuno, corro talmente tanto che mi è andata fuori sede una rotula ma il tutore mi da fastidio e quindi rallento un po' ma continuo fino a quando il dolore sarà veramente insopportabile.

Volevo una bicicletta velocissima e ora mi trovo su una MV Augusta e forse non ho nemmeno mai guidato un motorino.


Domani mi troverò a passare ad un team di studenti un brief da parte di una delle aziende nel mercato del lusso più famose del mondo. Un progetto più che strategico di grafica, io che di grafica mi sono sempre reputata una capra.

Ho preparato il mio primo brief creativo seguendo la domanda "Come vorrei un brief creativo?" perché in fondo penso di non averne mai visto effettivamente uno anche se le cose alla fine sono sempre andate abbastanza bene.

Mentre ci lavoravo mi sono salite le pulsazioni insieme alla voglia di fumare, mangiare, andare in bagno e vomitare tutto contemporaneamente. Forse più che una creativa, sono solo incinta!

E mentre digito queste quasi 500 parole parte Don't waste your time dei The Family Rain, sarà un caso?

Quindi che dire, da domani parte la mia prima avventura come Team Leader. Continuerò ad usare questo termine perché l'idea di essere un po' il direttore creativo di questo progetto non mi fa finire la frase che sono già con il tabacco in mano e una strizza che non provavo dal mio primo bacio.

11 gennaio 2016 - No Comments!

Le migliori pubblicità 2015

Dopo un post decisamente poco piacevole con un tema da ancora meno, affrontiamo questo lunedì con gioia e buoni propositi.

Vi voglio presentare quindi più che la lista delle migliori pubblicità 2015, una serie di spot che dopo una gara persa, un progress pieno di smazzamerda o una nottata per consegnare banner flash o adattamenti di stampe per retro autobus, mi fanno tornare la voglia di essere un'art director.

Parlo a te, mio caro art del futuro. Ahimé Mad Man non esiste e quella sensazione da Dio che pensi ti pervaderà in quanto io faccio la pubblicità è una cazzata. Però siamo creativi e possiamo immaginarla talmente forte da sentirci veramente una grande comunità di Dei.

Bando alle ciance, un po' di carica per il lunedì!