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29 agosto 2015 - No Comments!

5 motivi per andare a correre (se vuoi arrivare da qualche parte)

5 motivi per andare a correre

Foto di archi trujillo https://www.flickr.com/photos/converging/


Ultimamente riflettevo sulla mia condizione di vita e lo stato che voglio raggiungere. Sono arrivata così a considerare l’essere nata in una famiglia economicamente normale e in uno stato fisico fuori forma come un’opportunità che ho rispetto ad altre persone. L’opportunità di diventare una persona migliore.

Con questo nuovo principio che continuava a girarmi per la testa ho deciso che era arrivato il momento di praticare dell’attività fisica e dopo un po’ di riflessioni ho deciso di lanciarmi nella corsa; vi voglio perciò proporre i miei 5 motivi per cui ogni persona che vuole arrivare da quale parte dovrebbe correre.

1. Elimina lo stress
Personalmente dopo una giornata di merda (perdonate il francesismo) sento come una sfera nera nello sterno. Non si tratta di un problema da risolvere ma di rifiuti da gettare. Sfogarsi con altre persone può funzionare, nel mio caso correre mi libera al 100%. Comincio che sono frustrata e arrabbiata e nell’arco di un’oretta questa sensazione si trasforma prima in discorsi tra me e me, in fatica, sforzi per poi sparire e dare spazio alla fierezza di aver fatto qualcosa di buono per me stessa e di aver superato ancora una volta i miei limiti, con un buon tempo, un percorso più lungo o solamente 30 secondi in più di camminata finale che portano Nike+ a dire “complimenti per la tua uscita più lunga!"

2. Rigenera l'energia
A volte mi chiedono come faccia ad arrivare a casa dopo magari 10 ore di ufficio e indossare le scarpe. Ormai è quasi meccanico perché il mio corpo sa che superato il portone di casa da li ad un’ora si sarà rigenerato. Andare a correre mi permette di riattivare tutto il mio corpo dopo che è stato fermo su una sedia da ufficio, mi permette di ricavare un’oretta all’aria aperta e dopo la doccia di poter scegliere se fare un’altra attività o rilassarmi. Arrivare a casa, ciondolare un po’ e cenare solitamente sono il prequel di una serata non produttiva, in tutti i sensi.

3. Sonno migliore
Non ho mai avuto problemi di sonno, certo è che da quando corro mi basta meno tempo per ricaricare le batterie. E’ come se il mio corpo avesse capito che quelle ore sono le ore per ricaricarsi, mi addormento meglio, mi sveglio presto e i miei sogni ne hanno tratto incredibile vantaggio!

4. Ti mette alla prova
Ne accennavo al punto 1; fare un’attività fisica in generale ma in particolare la corsa che è facilmente misurabile, ti da la possibilità di superare i propri limiti. Penso che per una persona che miri al successo non ci sia nulla di più stimolante di superare i paletti che ci si è fissati.

5. E’ semplice ed economico
Per poter correre non ti serve una palestra da 300€ al mese o dell’attrezzatura particolare, un paio di scarpe adatte (online e nei negozi specializzate potete trovare un sacco di consigli su come sceglierle), dei pantaloncini e una t-shirt basteranno. Puoi farlo senza doverlo dire a nessuno o annunciandolo su Facebook a seconda di come si è, in città o nei parchi. Personalmente ho cominciato girando per il quartiere. La mia prima uscita secondo un piano che tutt’ora sto seguendo consisteva in 1 minuto corso e 2 di ripresa camminando per 7 ripetizioni. Pensavo fosse una presa in giro, poi mi sono resa conto che contavo i secondi che mi mancavano alla fine. Durante questa due ragazzi in bici mi hanno cominciata a seguire dandomi della culona e li avrei voluti morti ma sono sopravvissuta. (Al momento mi sto preparando alla mia prima 10km e da quel giorno sono passati poco più di 3 mesi)

Plus: Life coaching
Che ci crediate o meno esistono aziende con persone il cui lavoro è quello di aiutare altre persone a tirare fuori il meglio da se stessi. Per diventare coach in alcune di queste chiedono al candidato di aver partecipato e concluso una maratona e di aver scritto un libro. Attività che ipoteticamente tutti possono fare ma che solo alcuni decidono di affrontare in quanto necessitano di molto tempo e dedizione!

E voi? Correte? Vorreste cominciare? Raccontatemi la vostra esperienza con lo sport in un commento!

19 agosto 2015 - No Comments!

Cattiva maestra televisione

Cattiva maestra televisione

"Cattiva maestra televisione" di Karl R. Popper

Titolo: Cattiva maestra televisione
Autori: Karl R. Popper, John Condry
Tipologia: Saggio
Lunghezza: Breve (2h)

Nell’era dei new media mi sento di consigliare un saggio breve sui mass media. Si tratta di Cattiva maestra televisione, una riflessione condita da interessanti dati e ricerche sull’influenza della televisione sulla società moderna, in particolare nel mondo dei più piccoli.

La versione che ho letto si struttura in tre parti, la prima di Karl R. Popper introduce l’idea di una patente per fare televisione come punta di un sistema regolarizzato di produzione di contenuti. In netto contrasto con la volontà commerciale degli autori di spettacolarizzare sempre di più le proposte di intrattenimento, il filosofo propone che un ente detti delle regole sui contenuti proposti in maniera tale da ritornare ad usufruire di uno strumento di istruzione come nei primi anni di avvento televisivo.

La seconda parte trattata da John Condry sottolinea l’importanza della televisione nel sistema attuale. In particolare parla degli anni ’90 ma trovo che sia i dati che le tematiche siano estremamente attuali quanto ampliabili ad altre tipologie di media sopratutto nella parte di analisi valoriale.

La terza parte di Charles S. Clark ha come tematica quella della violenza televisiva e del possibile collegamento tra esposizione al media e criminalità. A tratti inquietante.

Impossibile non pensare all’evoluzione televisiva italiana e all’entrata in gioco di Silvio Berlusconi e la sua Mediaset, come anche all’editto bulgaro ed Enzo Biagi fino alla chiusura di Passepartout di Philippe Daverio.

Lo consiglio: a tutti coloro che hanno a che fare con la comunicazione, non solo come programmi televisivi ma anche pubblicitaria e tramite new media. Aiuta a ricordarsi che prima di essere comunicatori siamo persone e che in quel mondo che dipingiamo a tinte forti ci viviamo tutti i giorni.

12 agosto 2015 - No Comments!

“Un americano di notte dorme, un italiano di notte sogna.”

Sogno americano

Alcuni giorni fa ho letto in un articolo una citazione meravigliosa. Diceva: "Un americano di notte dorme, un italiano di notte sogna.”

Non sono una persona che ha viaggiato moltissimo fino ad ora; in particolare la mia è una famiglia non si è mai mossa molto né in Italia né fuori. Così mi sono trovata due anni fa ad affrontare il mio primo viaggio in aereo, destinazione Lisbona. In due anni ho tentato di recuperare il più possibile considerati i limiti temporali ed economici. A novembre 2014 grazie a molti amici sono sbarcata in America, a San Francisco.

Non vengo da una famiglia particolarmente abbiente ma non per questo mi è mai mancato nulla. Una delle cose più grandi che mi è stata data è il saper trarre piacere dalla conquista di qualcosa, specie lavorativamente (e quindi economicamente) che mi spinge a salire sempre di più. Questo nascere in una famiglia dove i genitori rinunciano a molto per vedere le proprie figlie seguire il loro percorso ovviamente mi ha fatto intraprendere un percorso nel quale non volevo deludere chi ha rinunciato per me ma che allo stesso tempo mi ha fatto capire quanto non voglia prendere la stessa strada; ho preferito fare rinunce affettive per arrivare un giorno a poter vivere senza particolari pensieri e con la possibilità di scegliere senza pensieri. Così ho cominciato a pensare “if you can dream it, you can do it” e che il sogno americano come forma mentis sarebbe stato il mio nuovo fine.

Ritorniamo così a Novembre 2014. La mia idea di sogno americano consisteva quindi nel fatto che se ti concentri fortemente su qualcosa in qualche modo si traccerà davanti a te un percorso che ti porterà alla meta. Non dico che sia semplice, dico solo che con la giusta volontà e impegno chiunque può arrivare ovunque. Un percorso fatto di estrema forza e determinazione, tutt’altro che semplice.
E’ così che la mia idea si è dovuta scontrare con quello che ora considero il vero sogno americano; quella che era forza e determinazione in realtà mi è sembrata quasi stupidità e leggerezza. Il non vedere problemi che ti spinge a fare la qualsiasi in una nemmeno speranza ma proprio cecità che le cose andranno bene. L’estrema coscienza che ti porta a compiere delle azioni in realtà non era altro che ignoranza nei confronti del sistema nel quale siamo immersi.

E’ così che ho cominciato a rivalutare il sistema nel quale io sono immersa e a considerare l'Italia come una terra arsa nella quale le piante muoiono o danno i loro migliori frutti, i geni e gli artisti che tutto il mondo ci vanta. Alla fine tra la mia famiglia che pur non facendomi mancare nulla non mi ha mai particolarmente viziata e l’Italia ho cominciato a non vedere più molta differenza. Ho cominciato a sentirmi veramente italiana e legata al mio territorio, a capirlo e a desiderare di vincere su questa terra che mi ha forgiata.

In questi due anni ho avuto la possibilità di vedere anche l’Italia, il più possibile con gli occhi di chi l’Italia non la conosce per capirne la magnificenza. Mi sono persa negli scorci, nei mari più azzurri, nelle parole di chi la vive e la conosce veramente, tra i monumenti e le rocce che l’hanno fatta diventare grande e in me si è fatta altrettanto grande la voglia di conoscere e far parte di questo sistema, di adottarne il più possibile per diffonderlo a chi ancora non l’ha capito. Viviamo in un paese speciale che ci rende a sua volta speciali come nessun altro al mondo potrà esserlo, non lasciamoci fuggire questa opportunità.

Innamoriamoci ogni giorno della nostra terra, sarà meraviglioso.

Alcuni giorni fa ho letto in un articolo una citazione meravigliosa ma non riesco a trovare di chi fosse. Diceva: “Un americano di notte dorme, un italiano di notte sogna."

4 agosto 2015 - No Comments!

Internet.org: come connettere il mondo secondo Mark Zuckerberg.

Internet.org

Internet.org, il progetto di Mark Zuckerberg per portare internet in tutto il mondo.

Internet.org è il grande progetto di Mark Zuckerberg di portare Internet in tutto il mondo compresi paesi con ridotte libertà di opinione, analfabeti e non istruiti.

Una prima fase che sta prendendo piede in questo periodo consiste nell'aver creato una fetta di Internet con contenuti utili accessibili gratuitamente tramite degli accordi con carrier attivi localmente. In questo modo si permette alle popolazioni locali di poter navigare tra centinaia di informazioni senza dover pagare la connessione dati. Questo permette alle persone di informarsi su quello che gli circonda, da come prevenire e curare delle malattie, alle notizie locali e come mezzo di istruzione per i più piccoli, ma non solo.

Parallelamente a questa iniziativa 14 mesi fa è cominciata la progettazione di Aquila, una sorta di drone autosostenibile che porterà internet a quel 10% di superficie terrestre nel quale non è ancora arrivato.

Sono di qualche giorno fa le prime notizie ufficiali e il relativo video che potete trovare sul profilo Facebook di Mark Zuckerberg. Aquila sta nascendo; un'apertura alare di 42 metri (quanto un Boing747) ma con il peso di un'automobile, circa 400 chili, e un'autonomia di 90 giorni. Tra qualche mese comincerà i suoi periodi di prova nei quali dimostrerà che anche un drone all'altitudine di 18/27 mila metri può portare internet. Questo grazie alla tecnologia laser Freespace optical (FSO) secondo la quale sarebbe possibile trasmettere dati a 10 giga al secondo.

Trovo veramente affascinante questo progetto di Internet.org ma allo stesso tempo mi inquieta parecchio. L'unica vera motivazione dietro questa azione mi sembra quella di aprire un nuovo mercato. Dopo aver capito che in Russia e in Cina la penetrazione di Facebook è impossibile l'unica soluzione è farsi strada nei paesi ancora privi di connessione. In appoggio alla mia tesi vi è il recente rilascio della versione light della piattaforma social per nazioni con connessioni lente.

Un'ulteriore conferma potrebbe venire dai rumors che vorrebbero far diventare Messenger un applicativo per scambi economici con costi di accesso al servizio molto bassi. In pratica un concorrente di Moneygram con tassi all'1% dove per inviare e ricevere denaro basta uno smartphone.

Portare connessione internet dove non c'è è una bella sfida ma in questa ottica non preoccupa un po' anche voi? Fatemelo sapere con un commento!